Robert Redford difende i cavalli selvatici

I Navajo vogliono abbattere i cavalli selvatici che scorazzano liberi nel deserto dell’Arizona, nei paraggi di Las Vegas e nel New Mexico. Si raggruppano in un certo numero di esemplari, non molti che corrono lungo le terre e i sentieri che un tempo venivano percorsi dai coloni. Ma sono tantissimi ed hanno invaso in ben 75 mila esemplari la Navajo Land, la zona occupata dagli indiani Navajo. I cavalli piombano a frotte sulle terre coltivate e divorano tutto ciò che trovano sui campi. Ad ognuno di loro sono necessari ogni giorno ben 8 chilogrammi di foraggio oltre ai 18 litri di acqua che bevono quotidianamente. Gli agricoltori sono disperati, e non solo i Navajo, ma anche i rancheros. Dichiarano di non riuscire più a sostenere i costi che questi animali causano, fanno molti danni alle colture, mangiano tutto ciò che trovano e propongono soluzioni drastiche. Chiedono di riaprire i macelli e di abbatterli.
Gli indiani Navajo si sono impegnati in una battaglia che è subito stata ostacolata dai politici e dagli ecologisti. Anche famosi attori si sono schierati in difesa dei cavalli selvatici, fra cui Robert Redford, l’attore del film L’uomo che sussurrava ai cavalli.

I Navajo hanno presentato la loro richiesta ufficialmente e anche il governatore del New Mexico, Bill Richardson, un democratico che ha già affrontato in passato incarichi difficili, si è dichiarato contrario alla risoluzione “macello”.
La fine prospettata dai Navajo per i meravigliosi cavalli selvatici definiti dalla legge federale degli Stati Uniti come «simboli viventi dello spirito pionieristico del West» ha suscitato un enorme interesse e pullulano proposte alternative al loro macello.
Ad esempio cercare aree disabitate e lontane dove trasferire i cavalli, come anche sterilizzarli o catturarli per darli in adozione. Ma le varie proposte costano e c’è chi pensa che la soluzione più conveniente sia mandarli al macello. Ma anche i macelli sono stati chiusi da tempo, ne era stato riaperto uno che è stato bloccato con un’ingiunzione di un giudice. Ci sarebbero anche difficoltà per lo smaltimento e il consumo di carne di cavallo che la popola Insomma ci sono mille difficoltà e lacci burocratici, ma nel frattempo le mandrie prolificano e crescono senza riuscire a trovare una soluzione.
C’è comunque da dire che non tutti i Navajo sono d’accordo con la soluzione “macello”, per ragioni affettive, culturali, emotive e storiche. Anche il governatore Richardson e Robert Redford si stanno muovendo ed hanno creato una fondazione per raccogliere consensi a difesa dei cavalli.
Ci si augura che venga trovata pesto una soluzione non cruenta e che i «simboli viventi dello spirito pionieristico del West» possano ancora scorazzare liberi e felici per le praterie.